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giovedì 10 maggio 2018

Carceri, Lazio: il grande bluff dell’ubiquità degli agenti di Polizia Penitenziaria.

Prendiamo atto che secondo i dirigenti dell’Amministrazione Penitenziaria i contratti e le leggi sono ormai degli inutili orpelli che possono essere superati ogni qualvolta lo si ritiene necessario.
 
Quindi anche se l’art.14 del D.P.R. 395/95 prevede testualmente “Il congedo ordinario può essere autorizzato, a richiesta del dipendente [...]. Per il personale con oltre 25 anni di servizio, almeno uno degli scaglioni non può essere inferiore ai 20 giorni”, ecco che, con procedure del tutto innovative - quando si dice la fantasia al potere -, si convocano i tavoli di contrattazione e si dice candidamente che per quest’anno sarà possibile avere al massimo 15 di giorni di ferie.
 
Si potrebbe dire che siamo alle comiche finali.
 
I Dirigenti, invece di pretendere che gli organici vengano ripianati, che, insomma, si finisca di considerare presente qualcuno che opera, ormai da tempo immemore, presso altri uffici dell’amministrazione, tagliano i diritti di coloro che negli istituti garantiscono la presenza dello Stato.
 
Ad oggi nel Lazio sono circa 500 gli agenti impegnati in altri compiti (139 a Rebibbia Nuovo Complesso, 145 a Regina Coeli, 27 a Velletri, 45 a Viterbo, 25 a Rebibbia Reclusione, 80 a Rebibbia Femminile, 17 a Rebibbia Terza Casa, 17 a Rieti, 5 a Civitavecchia) a fronte, peraltro, di un rinnovato aumento della popolazione carceraria cosi come  denunciato recentemente dal Garante.
 
Bisogna che, finalmente , si sveli il grande bluff e si prenda atto che siccome nessun agente di Polizia Penitenziaria ha il dono dell’ubiquità, ebbene essi non sono presenti negli istituti penitenziari: li si tolga dagli organici di riferimento, si operi finalmente una distinzione netta e, conseguentemente, si inviino al più presto unità di personale che coprano i buchi di organico effettivo. Questo ci si aspetterebbe da un’Amministrazione che pretende da tutti , tranne che da se stessa, efficacia ed efficienza.


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