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Ama, TMB e ciclo dei rifiuti a Roma: dopo i passi avanti serve il salto di qualità.mercoledì 30 agosto 2017

Ama, TMB e ciclo dei rifiuti a Roma: dopo i passi avanti serve il salto di qualità.

A seguito di una lunga vertenza su salute e sicurezza finalmente, complice lo svuotamento della Capitale nel mese di agosto, le vasche degli impianti TMB di Ama sono tornate a livelli tollerabili, anche se con un sensibile ritardo rispetto alla tabella di marcia. Oggi si vedono chiaramente gli effetti devastanti del loro utilizzo sempre al limite (immagine TMB Rocca Cencia - immagine TMB Salario).

Come da accordo dovrebbero partire gli interventi di manutenzione “pesante” che permetteranno di riportare i TMB, ormai “discariche provvisorie”, ad essere nuovamente impianti di trattamento. Un risultato frutto del grande lavoro degli operatori, della nostra determinazione e dell’azienda, che ha almeno in parte rispettato i patti in un contesto, va detto per onestà, davvero complicato (vedi anche la video denuncia).

Con la città per il momento fuori dall’emergenza, non bisogna abbassare la guardia. L’esperienza ci insegna che in questo settore non si può improvvisare nulla: servono piani realisticamente realizzabili, determinazione e coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, per vedere qualche risultato. Servono cioè misure che guardino al futuro, un atteggiamento che abbandoni il clima da crociata e il consenso facile, un management e un’amministrazione umili, seri, che ammettano le difficoltà e, nel rimuovere gli errori del passato, sappiano valorizzare anche le scelte azzeccate.

Sarebbe giusto ammettere che senza il tanto criticato trasporto dei rifiuti all’estero Roma oggi sarebbe in pre-emergenza. Una scelta, quella dell’amministrazione Marino, che tra le tante controverse se non proprio sbagliate – a partire dalla giusta ma improvvisata chiusura della discarica di Malagrotta - ha portato solo oggi benefici ai cittadini, anche se a caro prezzo. Era però una misura congiunturale, anzi emergenziale, perché affiancata dal progetto degli ecodistretti e necessaria per sostituire proprio Malagrotta nel recepimento dei rifiuti.

Quel progetto è stato poi messo nel cassetto dalla Giunta Raggi. Con tutti i suoi limiti era una soluzione che puntava a rendere la Capitale autosufficiente e oggi è proprio su questo che manca una risposta che metta fine al calvario.

Il progetto della nuova amministrazione non prevede, come si dice in gergo, la chiusura del ciclo: da una parte giustamente si punta sulla differenziata per ridurre la quantità di materiale da trattare e rendere il ciclo più redditizio dal punto di vista economico, dall’altra non si danno risposte convincenti sugli impianti. Se, come previsto dal piano industriale di Ama, si dovesse chiudere il TMB Salario, resterebbe un enorme punto interrogativo sul trattamento dell’indifferenziato. Sempre ammesso che si centrino gli ambiziosi obbiettivi sulla differenziata, Roma non sarebbe autonoma e dipenderebbe da variabili esterne per scongiurare nuove crisi.

Il problema è serissimo: bisogna liberarsi dal ricatto dei soliti privati.

Da oggi al 31 dicembre 2018 la città produrrà circa 2,1 milioni di tonnellate di rifiuti. Di questi presumibilmente 900mila differenziate e 1,2 milioni indifferenziate, quindi di rifiuto che bisognerà trattare.

Ama è in grado al massimo di trattare 400mila tonnellate. E le restanti 800mila?

Se vogliamo trovarci pronti nel 2019, quando speriamo che i progetti sulla raccolta differenziata otterranno risultati tangibili, resta da sciogliere il nodo del trattamento e dell’autonomia di Ama e di Roma, un nodo che né il piano industriale dell’Azienda né i progetti presentati sull’impiantistica sciolgono, visto che come sembra il ricorso all’estero sarà sempre più difficile se non impossibile.

E poi ci sono tutti temi totalmente assenti del dibattito, che se non affrontati vanificano qualunque progetto, anche il più valido: l’efficientamento generale dell’azienda, l’organizzazione e la qualità del lavoro, le condizioni dei mezzi e la loro inadeguatezza, l’obsolescenza del modello di raccolta.

Continueremo a dirlo, a costo di sembrare ripetitivi: serve il contributo e l’impegno a livello istituzionale di tutti gli attori coinvolti. Perché il decoro della Capitale è argomento troppo serio per diventare oggetto di sterili scontri, vittima di interessi di bottega e propagande incrociate. Dal canto nostro continuiamo a ragionare sui fatti e sulle proposte in campo, provando a dare un contributo. Ci piacerebbe vedere tutti impegnati in un simile sforzo.



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