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lunedì 12 giugno 2017

Giustizia, Uepe in stato di agitazione.

I lavoratori dell'UIEPE di Roma, riuniti in assemblea sindacale del 6 giugno 2017, denunciano ancora una volta, le gravi condizioni di disagio nelle quali si trovano ad operare quotidianamente a causa dell'elevato carico di lavoro, della carenza di personale, di risorse e mezzi, di problemi organizzativi.

Attualmente all'UIEPE di Roma lavorano 61 dipendenti di cui 34 Assistenti Sociali in servizio (6 in part-time, due che ricoprono il ruolo di capo area, tre collaboratrici del capo area di servizio sociale, e 5 prossimi al pensionamento), 18 operatori amministrativi (1 in part-time), 4 psicologhe, 5 esperte in servizio sociale (in media svolgono un lavoro tra le 12 e le 18 ore settimanali), 4 pol. pen.

Attualmente il totale dei casi in carico al UIEPE di Roma sono circa 3.400

Negli anni abbiamo assistito ad un incremento del carico di lavoro per l’ampliamento delle competenze sul territorio in seguito all’entrata in vigore dell’istituto giuridico della “messa alla prova”, con conseguente raddoppio del carico di lavoro, a fronte della diminuzione del personale in servizio, andato in pensionamento e non sostituito per il blocco del turn-over.

La produzione inoltre di circolari, vedi quella n. 37582del 29.09.2016 delle cd “antenne operative” relativa alla collaborazione con gli Istituti Penitenziari che prevede un’ulteriore presenza degli AA.SS. negli Istituti, non tiene conto della gravità della situazione che si vive negli UEPE sottraendo tempo al lavoro degli operatori dell' esecuzione penale esterna.

La non applicazione, da parte della Direzione, delle priorità rispetto al carico di lavoro da espletare, ha fatto ricadere sul singolo operatore la responsabilità di assicurare comunque i compiti istituzionali, creando nei lavoratori una condizione continua di stress.

Gli interventi messi in campo dall’Amministrazione sino ad oggi, come ad es. la Riforma che ha investito l'Esecuzione penale esterna (DPCM n. 84/2015) creando il Dipartimento della Giustizia Minorile e della Comunità, si sono rivelati del tutto insufficienti e non hanno prodotto alcun mutamento nelle condizioni di lavoro del personale che sono diventate insostenibili. La trasformazione da UIEPE ad UIPE non è stata accompagnata da una congrua dotazione di personale, afferente all'area del personale e della contabilità, in considerazione dei nuovi e gravosi compiti. La convenzioni stipulate con esperti servizio sociale e l'introduzione di volontari all'interno dell'Uiepe, non risolvono di certo il problema del carico di lavoro ma lo spostano nel tempo, creando lavoro precario.

Il livello interdistrettuale deve essere messo in condizione di svolgere i compiti assegnati, come previsto da DPCM sull’organizzazione e dal DGMC, dando incarichi chiari al personale in servizio e assegnando nuovo personale in grado di portare in compimento le azioni previste. Sono problematiche più volte denunciate dai lavoratori di questo ufficio, ormai da anni, alla Dirigenza UEPE e ai diversi livelli regionali e nazionali senza avere nessuna risposta concreta.

 

La bozza di D.M. relativa all’istituzione dei nuclei di polizia penitenziaria, che verrà proposta a breve al confronto sindacale va respinta con forza in quanto, come formulata, non risponde all’obiettivo di rivitalizzare l’esecuzione penale esterna. Piuttosto renderà più costoso e meno efficace il sistema della misure alternative e delle sanzioni di Comunità.

Di fronte a questa situazione, che si è aggravata, i lavoratori dichiarano di aderire allo stato di agitazione proclamato a livello nazionale e chiedono risposte urgenti e concrete, da parte degli Uffici competenti, alle seguenti richieste:

- Indizione di concorsi per funzionari di servizio sociale, funzionari contabili, operatori amministrativi, risorse materiali (strumenti tecnologici adeguati, ricorso alla mobilità sostenibile, etc);

- Definizione della pianta organica in considerazione del carico di lavoro;

- Applicazione della circolare relativa alle priorità del carico di lavoro;

- Sospensione della circolare relativa alle “antenne operative” riaprendo il confronto sul rapporto con gli Istituti Penitenziari per una migliore gestione delle risorse esistenti;

- Organizzazione del lavoro che coinvolga tutto il personale e che sia risolutiva delle problematiche esistenti nelle varie arie dell’Ufficio;

- Maggiore attenzione alla sicurezza sul posto di lavoro e una sede adeguata (mancanza di spazi adeguati per i dipendenti e mancanza delle sale per lo svolgimento dei colloqui con gli utenti);

- Modalità operative da condividere con il personale e attuazione della normativa relativa al benessere organizzativo dei lavoratori.

In ultima analisi, si ribadisce che la Riforma non può essere fatte a costo zero, senza tener conto delle carenze di personale e mezzi e che l’esecuzione penale esterna necessita di investimenti che DEVONO ESSERE EFFETTUATI, pena la decadenza dell’intero impianto appena posto in essere.

L’Esecuzione penale esterna è non deve essere pensata come una risposta alla emergenza carceraria, che torna ad ondate sempre più frequenti, ma deve essere pensata come un sistema che ha valore in sé in quanto portatrice di diminuzione della recidiva e di inclusione sociale.



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